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Procura speciale, procura generale

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La procura è il negozio giuridico unilaterale e recettizio con il quale un soggetto conferisce ad altro soggetto il potere di agire in suo nome e può essere una procura speciale o una procura generale. La procura speciale conferisce al rappresentante il potere di agire esclusivamente con riguardo ad uno specifico affare, la procura generale, invece, riguarda tutti gli affari del rappresentato limitatamente agli atti di ordinaria amministrazione. La procura (speciale o generale) deve rivestire la stessa forma del contratto da concludere pena l’inefficacia del contratto stesso e salva la possibilità di ratifica (cfr. gli artt. 1392 e 1399 c.c.). La procura (speciale o generale) va tenuta distinta dal relativo contratto di gestione che, di norma, è un mandato. Con il negozio di gestione, infatti, il rappresentante si impegna a compiere un determinato affare nell’interesse del rappresentato mentre, con la procura, gli viene attribuito esclusivamente il potere di agire in nome del rappresentato. E’, dunque, evidente che, se sotto il profilo giuridico il negozio di gestione va tenuto distinto dalla procura, di norma, tali atti si combinano per consentire al rappresentante di agire in nome e per conto del rappresentato nell’adempimento dell’obbligazione assunta con il contratto di gestione.     La procura, allorché conferita nell’interesse esclusivo del rappresentato, è sempre liberamente revocabile con l’onere, per il rappresentato, di pubblicizzare la revoca con mezzi idonei pena, in difetto, la inopponibilità della revoca ai terzi se non si prova che questi erano a conoscenza della revoca stessa al momento della conclusione del contratto (1396 c.c.).     Sotto il profilo della disciplina giuridica dell’attività giuridica posta in essere dal rappresentante, il codice prevede che non sia necessaria la capacità d’agire del rappresentante (che deve, invece, sussistere con riferimento al rappresentato) essendo sufficiente la sua capacità d’intendere e di volere. Per quel che concerne i vizi della volontà e la condizione di buona o di mala fede, si deve avere riguardo alla persona del rappresentante, salvo che si tratti di elementi predeterminati dal rappresentato che, in ogni caso, ove versi in una condizione di mala fede non può mai giovarsi dell’eventuale buona fede del rappresentante (cfr. gli artt. 1390 e 1391 c.c.).

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