Nuovi “sceriffi” finanziari Ue e mercati ancora incerti

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La seconda settimana del settembre 2010 ha confermato la fragilità dei mercati finanziari a tutti coloro che ancora avevano qualche dubbio sulla solidità della ripresa globale. La fragilità dell’economia statunitense è ribadita da Ben Bernanke, numero uno della Banca centrale degli Stati Uniti, che ammette che la ripresa degli States si sta dimostrando inferiore alle attese e richiede un intervento della stessa Fed.    Squilibri globali, ristrettezze del credito e disoccupazione rimangano tra i maggiori problemi delle maggiori economie. Basta un articolo del Wall Street Journal che giudica inaffidabili gli stress test condotti dalla Bce tramite il Cebs su ben 91 banche europee per portare il malumore nei listini. Poco tempo dopo giunge una precisazione dello stesso Cebs che torna sull’argomento smentendo in parte quanto scritto dalla “Bibbia” di Wall Street. In dubbio erano state messe le esposizioni al debito sovrano degli altri stati europei conteggiate nei bilanci delle banche testate nel Vecchio Continente. Troppi investimenti in titoli sovrani sarebbero sfuggiti dal conteggio per via della genericità delle indicazioni del Cebs. In realtà, precisa il Cebs, gli asset in questione erano solo finalizzati al trading o erano compensazioni in manovre di hedging quindi avrebbero confuso le valutazioni sulla solidità degli istituti, i paragoni con i numeri del Bis, poi, sarebbero inappropriati se non impossibili.    D’altra parte, prima ancora della “risposta” dell’ente che aveva condotto i test alcune aste di bond europei dimostrano una forte domanda e collocano con successo titoli del debito di stati europei anche fragili come il Portogallo. Questo rassicura notevolmente i mercati azionari che evidentemente puntano sulla tenuta dei bilanci pubblici europei.    Qualche incertezza, però, rimane. A fine settimana i credit default swap di Markit sul debito del Portogallo (ossia le assicurazioni contro il fallimento della Repubblica lusitana) valgono 344 bps contro i 292 del venerdì precedente. Contemporaneamente i cds irlandesi sono passati da quota 334 a quota 386, mentre quelli spagnoli sono passati da 208 a 233. Indicatori che il mercato scruta con attenzione mentre diversi segnali preoccupanti minano le certezze di fine estate su una congiuntura in miglioramento.    Persino la locomotiva sempre più solitaria d’Europa, la Germania, trema di fronte ai nuovi criteri attesi da Basilea III, il consesso delle banche centrali che dovrà decidere dei requisiti di patrimonializzazione da chiedere alle banche. A inizio settimana (intorno al 7 settembre) la Bdb, l’associazione delle banche tedesche, fa circolare alcune stime in base alle quali le prime 10 banche della Germania avrebbero bisogno di 105 miliardi di euro di capitale in più per adeguarsi ai nuovi criteri in arrivo. La settimana si conclude con Deutsche Bank che perde quota in Borsa dopo le indiscrezioni di un fabbisogno di 8-9 miliardi di euro per il colosso tedesco per l’adeguamento ai criteri di Basilea non ancora approvati. In proposito circolano indiscrezioni su nuovi paletti per un tier 1 tra il 5,5 e il 6% con aggiunto un 3% di “cuscinetto” da apporre in un periodo di economia più florida. Il tier 1 è un criterio di solidità patrimoniale che indica il rapporto del patrimonio primario alle attività ponderate per il rischio, ossia misura quanta parte dei prestiti (misurati in base al loro rischio) di una banca è coperta con capitale primario della stessa banca.    La seconda settimana di settembre vede, però, anche l’Ecofin annunciare dal 2011 un “semestre europeo” per l’armonizzazione delle norme finanziarie del Vecchio Continente. Il consesso dei ministri finanziari europei dà soprattutto il proprio ok alla creazione di nuovi enti di vigilanza continentali. Il monitoraggio del sistema economico europeo sarà supervisionato dall’European Systemic Risk Board (ESRB) che controllerà la tenuta complessiva dell’economia dell’Eurozona. Altre tre istituzioni più specifiche vigileranno su banche, assicurazioni e mercati. Il commissario europeo ai servizi finanziari Michel Barnier, dopo il via libera ai nuovi enti a partire dal 2011, annuncia: “Siamo al passo con gli Stati Uniti”.

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