L’euro debole favorisce già la ripresa

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«Le condizioni di finanziamento per le imprese e per le famiglie sono notevolmente migliorate», dice Mario Draghi commentando i primi effetti delle misure straordinarie messe in atto dalla Bce. I mille miliardi di euro che dal nove marzo saranno immessi sui mercati un primo effetto lo hanno già avuto: il deprezzamento massiccio dell’euro ha favorito l’export, con un effetto sulla crescita che sarà già visibile nel primo trimestre di quest’anno.  Euro debole e crollo del prezzo del petrolio sono due fattori-chiave per la ripresa dell’economia italiana, nota ad esempio oggi Jp Morgan che prevede per questo trimestre il ritorno alla crescita con il pil che dovrebbe assestarsi su un +1,3% nel corso dell’anno. Ma l’effetto più forte del «quantitative easing» di Draghi sarà sui mercati finanziari. L’ammontare e la durata del piano (almeno 18 mesi) sono tali da far sì che, almeno nel breve periodo, gli asset finanziari dovrebbero apprezzarsi anche considerevolmente. Ubs, all’indomani dell’annuncio di Draghi del gennaio scorso, consigliava di comprare azioni di aziende tedesche. Ma anche le banche italiane, sottolineava la banca svizzera, potrebbero tornare a correre.

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