L’andamento del mercato dei mutui

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L’influenza della crisi finanziaria sui mercati esplosa nell’estate 2011 ha creato notevoli problemi di liquidità per il mondo bancario, sia in termini di costo che di volumi. Questa situazione che ha colpito il mercato dei mutui si è protratta anche nel 2012, che ormai si appresta a chiudersi sotto un segno di forte negatività.  Un denaro molto più costoso e molto più scarso ha inevitabilmente ridotto sempre più le possibilità di un accesso facilitato al credito, sia per le famiglie che per le imprese. E le iniezioni di liquidità effettuate a più riprese dalla BCE, per quanto corpose, sono state appena sufficienti a mantenere il sistema liquido quel tanto che basta a proseguire un flusso minimo di operatività (che ovviamente non si limitano ai mutui ma riguardano, ad esempio, i più ampi flussi dei vari finanziamenti o dei semplici movimenti di denaro).   Ne ha di conseguenza risentito il costo medio di un mutuo, i cui spread sono balzati dall’1,30 – 1,40% medio del giugno 2011 al 3% alla fine dello stesso anno, arrivando a toccare nel primo trimestre 2012 i massimi picchi intorno al 3,70 – 3,80% per poi ridursi lievemente fino ai valori di fine anno, compresi nella fascia tra il 3,10% ed il 3,40%.  E se dai valori medi si passa a quelli delle singole banche si nota ancora di più la situazione estremamente variegata del mercato, dovuta alle differenti situazioni dei vari istituti ed alle diverse scelte commerciali adottate di conseguenza: gli spread delle migliori offerte disponibili sul mercato scendono, anche se di poco, sotto il 3%, mentre quelli più elevati gravitano tuttora intorno a quote ben superiori al 4% e a volte vicine addirittura al 5%.  Molti istituti hanno inoltre dovuto rendere più selettivi i criteri di credito, a partire dalle operazioni considerate più “a rischio” (mutui al 100%, finanziamenti con elevato rapporto rata/reddito, clientela straniera o con contratti atipici), portando ad una generale riduzione dei flussi erogati.

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