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La sfiducia «schiaccia» le Borse

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Il piano salva euro varato la scorsa domenica dall’esecutivo comunitario convince solo in parte i mercati e nell’ultima seduta di una settimana altalenante i listini europei hanno ampliato le perdite della mattinata, appesantiti da Madrid e Piazza Affari. Anche Wall Street chiude in rosso, nonostante i dati positivi sulla produzione industriale negli Stati Uniti che è cresciuta dello 0,8% ad aprile. Secondo i dati del governo, inoltre, il tasso di utilizzo degli impianti è salito nel mese al 73,7%, livello più alto da novembre 2008, dal 73,1% di marzo. In chiusura di seduta il Dow Jones, perde l’1,5%, il Nasdaq l’1,9% mentre l’S&P500 arretra dell’1,88 per cento.     Sulle Borse hanno pesato un mix di fattori: in primis, i timori sulle prospettive economiche dell’area euro dove sono necessarie dure manovre correttive dei conti pubblici in dissesto, in Grecia e non solo. Il governo di Atene – secondo una email citata dalla Bloomberg del ministro delle Finanze greco, George Papaconstantinou, al governatore della banca centrale greca, George Provoupoulos – presenterà a giugno al Parlamento il decreto per creare il Fondo di stabilizzazione delle banche.     Inoltre, a favorire gli allarmismi anche alcune «sparate» intempestive del numero uno di Deutsche Bank, Josef Ackerman, che ieri sera ha sollevato nuovi dubbi sulla solvibilità della Grecia, e di un consigliere economico del presidente Usa Barcak Obama, Paul Volker – l’83enne ex presidente della Fed, nell’era Carter e Reagan – secondo cui se l’Europa non procede verso una maggiore integrazione «l’euro verrebbe messo in questione».    Come una settimana fa, poi, l’ondata di vendita è arrivata con l’apertura di Wall Street. In questo caso non vanno sottovalutati i programmi automatici di trading che, tarati su determinati livelli e con l’avvio delle contrattazioni dall’altra parte dell’oecano Atlantico, hanno evidentemente dato nuovamente il «la» alle vendite.     Tra i listini del Vecchio Continente hanno perso terreno soprattutto Milano e Madrid. Il listino spagnolo è arretrato del 6,6% mentre Piazza Affari ha perso il 5,26 per cento. Un po’ più contenuti i ribassi del Ftse 100 di Londra (-3,32%), del Cac40 di Parigi (-4,59%), e del Dax30 di Francoforte. Piazza Affar, questa volta, è stata oggetto di vendite un po’ generalizzate su tutto il listino, segno che nella seduta odierna i flussi monetari in uscita hanno segnato un po’ tutti i settori industriali quotati. Questo non vuol dire che le banche, che hanno in pancia titoli greci o comunque di debiti sovrani dell’Ue, non siano finite nel radar degli “shortisti”: così, ancora in calo Ubi Banca, Banco Popolare e Bpm. Forti i ribassi anche per Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca.     Tra i titoli peggiore Geox che ha ceduto oltre l’11%, in seguito alla pubblicazione dei dati della trimestrale (con un volume di scambi pari a quasi tre volte la media). Il titolo del gruppo di Mario Moretti Polegato era stato sospeso per circa mezz’ora per eccesso di ribasso dopo che la società ha reso noto che i ricavi consolidati sono stati pari a 33,1 milioni nel primo trimestre 2010 (-13% rispetto allo stesso periodo del 2009). Il risultato netto è calato a 53,6 milioni (contro i 72,4 mln dello stesso periodo di riferimento).    Euro in picchiata sul biglietto verde sotto 1,25 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,2443 dollari, dopo aver toccato un minimo da 18 mesi a 1,2433 dollari. In precedenza aveva tentato un timido recupero sopra quota 1,25.

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